La riforma dell’assistenza territoriale proposta dal Ministro Schillaci (Aprile 2026) nasce dal presupposto che:

  1. La Medicina di famiglia sia un servizio frammentato e che metta a rischio il diritto alla salute sancito dalla Costituzione
  2. Un sistema integrato basato sulle Case della Comunità sia la soluzione.

 L’introduzione delle “due forme” — il mantenimento della libera professione in convenzione o il passaggio volontario alla dipendenza pubblica — è la ricetta per ottenere i desiderata.

Sarà un sogno oppure una realtà spostare l’asse delle cure dall’ospedale al territorio, portando la sanità sotto casa del cittadino? Come dovrebbe avvenire?

Per Schillaci con un lavoro di squadra: creare équipe multidisciplinari dove il medico collabora con infermieri e specialisti, superando l’isolamento del singolo studio medico e con una evoluzione professionale: offrire ai giovani medici la possibilità di scegliere un percorso più strutturato (dipendenza) con supporti amministrativi e tecnologici che oggi mancano.

La riforma appare oggi come un abito troppo stretto (o troppo costoso) per l’attuale tessuto del Paese:

  • Risorse insufficienti: La Fondazione GIMBE ha sollevato critiche pesanti sulla mancanza di reali coperture finanziarie per sostenere il passaggio alla dipendenza e il funzionamento a regime delle nuove strutture.
  • Costi di gestione: Senza nuovi stanziamenti per il personale e l’innovazione, si rischia di avere “scatole vuote” (case della comunità senza medici o macchinari).
  • Resistenza culturale: Il rapporto fiduciario individuale medico-paziente è radicato profondamente; passare a una gestione “di struttura” richiede un cambio di mentalità che non può avvenire per decreto in pochi mesi.
  • Opposizione dei professionisti: I sindacati dei medici (come lo SNAMI) definiscono il provvedimento inattuabile e pericoloso, temendo una fuga di massa dal settore a causa dei nuovi obblighi organizzativi.
  • Divari Regionali: L’Italia viaggia a diverse velocità; applicare standard nazionali uniformi in territori con risorse e infrastrutture così diverse rischia di aumentare le disuguaglianze invece di ridurle.

 La riforma Schillaci fallisce proprio perché ha bisogno di un “ponte” temporale più lungo e di un sostegno finanziario concreto che oggi non è visibile.

Senza questi elementi, il rischio è che questa visione rimanga imprigionata in una burocrazia senza risorse producendo un peggioramento dell’attuale sistema assistenziale.

Si allega il messaggio del nostro Presidente Regionale Roberto Carlo Rossi, la proposta Schillaci e qui di seguito un link per leggere informazioni controcorrente e il titolo di un libro che fa arrabbiare.

Link:

https://www.bing.com/ck/a?!&&p=7c25d249279cab65a1873f1c06b00e932cb9c3fc5b09d2b94f0ed983d9e065e3JmltdHM9MTc3NzMzNDQwMA&ptn=3&ver=2&hsh=4&fclid=16e88e63-a3eb-619c-071f-9b6da29c6082&u=a1aHR0cHM6Ly9kaXJpdHRvYWxsYXNhbHV0ZS5uZXQvc2FuaXRhLXRlcnJpdG9yaWFsZS8

Titolo del Libro:

“No tu no! Che fine fa un Paese se la salute non è per tutti” Il libro “No tu no! Che fine fa un Paese se la salute non è per tutti” di Barbara Gobbi e Rosanna Magnano, con la prefazione del Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, è un’inchiesta approfondita sulle disuguaglianze della sanità in Italia. Il libro, pubblicato dal 29 maggio 2025, affronta temi come la povertà sanitaria, le lunghe liste d’attesa e l’esclusione di chi non può pagare le cure. Le storie raccolte nel libro offrono una narrazione corale che si snoda tra Nord e Sud, evidenziando le difficoltà di accesso alle cure pubbliche e le conseguenze socio-sanitarie. Il libro è disponibile in edicola e nelle librerie, con un prezzo di 18,59€.

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